ANKA, ATEA E ATTIVISTA COMUNISTA HA TROVATO LA
SUA STRADA
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| 24° ritiro per sacerdoti - 9-11 luglio 2019 |
Testimonianza al ritiro dei sacerdoti a
Medjugorje, presente mons.Frane Franić (6-11 novembre 1989).
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[Rovistando nelle carte di Medjugorje è saltato fuori il testo di una delle più belle testimonianze che siano nate intorno alle apparizioni di Maria in quel luogo. L'articolo era apparso su "Eco di Medjugorje" N. 65 (gennaio 1990): Don Angelo mi aveva passato la registrazione su nastro magnetico per trascriverla e pubblicarla sul bollettino.
Il discorso di Anka, in un italiano poco scorrevole, era molto più lungo di quello che appare qui; si imponevano l'adattamento del testo e la sua riduzione, che più o meno è quella qui riportata. Don Angelo poi, per motivi di spazio, la ridusse ancora e la pubblicò solo in parte. Ora che lo spazio su Internet abbonda, si può riproporla nella sua interezza.
Egli, che era stato presente all'incontro, mi disse di aver visto dei sacerdoti piangere per la commozione. Piero Gottardi - Bolzano, 2002 ].
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Mi chiamo Anka Blasevic, ho 32 anni e sono nata nel
nord della Croazia in una città vicino Zagabria. Sono appena giunta alla Chiesa
e devo fare ancora una lunga strada.
L’essenza della mia testimonianza è la
confessione. Voglio confessarmi davanti a voi perché ho sempre pensato male dei
sacerdoti: per me erano uomini che manipolavano la gente. Devo farlo inoltre
come gesto di riconciliazione verso la Chiesa che ho personalmente
perseguitato.
Sono nata in una famiglia atea, in un paese
socialista la cui tradizione e cultura è piena di guerre, conflitti e
opposizione alla Chiesa. La Chiesa da noi è divisa: nella parte occidentale
sono in maggioranza i cattolici, in quella orientale gli ortodossi. Io sono
nata nella zona ortodossa. A scuola ero brava e attiva nelle organizzazioni, e
quando avevo 14 anni sono entrata nel
partito comunista dove ero una delle più giovani. Ho sempre avuto grandi
ideali, volevo servire il mio popolo, il mio paese e tutto il mondo; volevo
lottare contro la povertà, per l’unità, la
libertà, la verità.
Ma già quando avevo 13 anni la mia famiglia
era distrutta, i miei erano divorziati e mia madre era caduta nell’alcolismo:
aveva avuto una vita molto difficile, non ricorda quanti aborti ha fatto. A 20
anni ho iniziato a rendermi conto di tutti i problemi che esistevano nella
famiglia, nella società: divorzi, alcolismo, malattie mentali. E come tutti i
giovani ho iniziato a farmi delle domande, a chiedere a me stessa come tutto
ciò fosse possibile.
Ma non sapevo da dove cominciare: nella
scuola eravamo stati educati al disprezzo della Chiesa, si insegnava che i
credenti hanno una mentalità inferiore, che i sacerdoti manipolano la gente,
che l’ateismo è il livello più alto di evoluzione dell’autocoscienza umana, la religione è da sempre uno strumento di
potere. Avevo un forte desiderio della verità, dell’amore, della pace: non
capivo come e quando il mondo aveva perso tutto questo.
Avevo la certezza di un giorno futuro in cui
ci sarebbe stato un rinnovamento, ma non lo vedevo più.
Avevo bisogno di andare via, di stare sola,
di isolarmi da questo sistema che non capivo più, di tempo per pensare: ho
visto perciò con favore questa opportunità e nel 1981 sono andata per un anno
in Messico per fare la tesi. Prima di partire, in una conversazione con amici,
uno si chiedeva se Dio esiste davvero, che senso abbiamo noi. Ricordo di aver
detto che Dio è amore, libertà, pace, verità, e che io credevo in questo Dio.
Ma mi fermavo qui.
In Messico avevo già un ragazzo con problemi
di droga e di adattamento, ma penso che lì sia iniziata la mia conversione,
molto prima perciò di sentire dire in chiesa da p. Jozo che la Madonna ha
rivolto una chiamata al mondo cercando i cuori, e che i pellegrini sono stati
preparati tanti anni prima di venire a Medjugorje. Per me è stato esattamente
così. Infatti, ho visto come una mano che mi guidava: in Messico ho trovato
gente molto religiosa, e Dio ha disposto che io abitassi a due metri dalla
basilica della Madonna di Guadalupe. Ci
sono entrata poche volte pur passandoci davanti ogni giorno per andare in
università: ho visto gente in ginocchio, venuta da 20 chilometri di distanza
con bambini piccoli sulle spalle. La forte spiritualità dei messicani mi ha
aiutato.
Non sapevo dei messaggi della Madonna in
Jugoslavia, ma ho iniziato a digiunare, anche se erano digiuni scientifici,
dovendo fare una tesi sull’alimentazione. Però dopo un digiuno di 1 giorno di
sola acqua, chiaramente è cambiato qualcosa in me: ho visto che non dipendo
solo dal mio corpo, che esiste un’altra realtà, come un annuncio di qualcosa
dentro e di cui mai avevo avuto coscienza.
In Messico ho avuto la certezza che Dio
esiste, ma quando sono ritornata a casa mia, per molte ragioni non l’ho cercato
nella Chiesa cattolica. Per prima cosa mi ha condizionato l’educazione
ricevuta, la storia del mio paese, i pregiudizi; inoltre, la Chiesa mi sembrava
un’istituzione morta, e io volevo un Dio vivo, presente nel mio cuore.
Ho finito col fare ciò che molti giovani
anche in Europa e America fanno: ho accettato l’ipocrisia del sistema. Infatti,
dal momento che ero cambiata, ero diventata scomoda e, pur rimanendo nel
partito comunista, ero una che teneva un piede in due staffe. Ero diventata
loro estranea a causa di questa accettazione dello spirituale: penso che per
non avere altri fastidi ho evitato di cercare Dio nella Chiesa cattolica.
Mi sono messa a investigare nella filosofia
orientale e studiavo meditazione, yoga, così avevo la scusa di poter dire che
era solo per interesse culturale.
Ho cominciato a lavorare come guida a
Dubrovnik in una grande agenzia, e nel 1984 ho sentito parlare per la prima
volta di Medjugorje, dove appare la Madonna.
Ho deciso di venire qui a novembre di 5 anni
fa, esattamente come ora. Ci sono venuta solo
per un giorno, non ho visto i veggenti, e sono stata solo al monte delle
apparizioni. Solo un attimo sono entrata in fondo alla chiesa che era
strapiena. Mi hanno parlato dei veggenti, ma per me era tutto estraneo; a mio
modo però ho creduto a questo. Ma ritornando a Mostar in famiglia, mi hanno mostrato
un periodico con un articolo di forte condanna di Medjugorje da parte del
Vescovo. Mi hanno detto che ero pazza ad andare a Medjugorje, quando anche la
Chiesa negava i fatti.
Questo per me era l’ultima goccia nel vaso
della sopportazione di questa civiltà ipocrita e malvagia. Ho desiderato di andarmene in
India per poter cercare Dio liberamente: qui dove parlava, era negato perfino
dalla Chiesa. In India ci sono andata, ma sono ritornata
presto.
Ho fatto sacrifici per la mia famiglia;
mia madre era guarita dall’alcolismo,
mio fratello si era sposato, la famiglia andava bene e io dovevo prendere una
decisione della mia vita: se fermarmi in
città o andare a Dubrovnik o cosa altro fare: avevo già ventotto anni e
non avevo ancora trovato Dio!
Avevo già iniziato a frequentare in Italia
un centro di meditazione dove per otto mesi si facevano sei ore di meditazione
al giorno, e questo mi aveva molto aiutata, perché avevo imparato come chiudere
gli occhi, come stare seduta mezz’ora, un’ora, due ore, sei ore come se nulla
fosse. Avevo imparato a non avere solo e sempre l’attenzione alle cose esterne,
ma ad andare dentro. Bisognerebbe aiutare le persone che fanno queste
esperienze: sbagliano, perché stanno sempre nella stessa illusione. È
importante portare loro Gesù.
Ma in tutto questo silenzio
interiore sorgeva una domanda: dov'è Dio? Perché io avevo iniziato a fare
questa esperienza di meditazione solo per trovare Lui e questo silenzio era
solo silenzio, non accadeva niente! Io cercavo Dio!
A un certo punto avevo pensato di andare in Olanda in un monastero, in un
centro internazionale di meditazione per le donne, perché non volevo più
ritornare nel mondo. Però una settimana prima di partire mi sono svegliata con
la certezza che invece sarei andata a lavorare a Dubrovnik come guida. Non
sapevo da dove venisse tale idea perché temevo di ritornare in città, in quella
vita, in una città bella ma decadente. Io volevo vivere una vita pura.
Sono ritornata a Dubrovnik e il primo lavoro assegnatomi fu accompagnare un
gruppo di pellegrini a Medjugorje!
Qui comincia la mia storia:
non sono finita in Olanda in una istituzione che si chiama "Madre
Santa", Dio mi ha portato a Medjugorje dove la Madre Santa è viva e
presente!
Avevo delle perplessità, perché non
ero cattolica, ma poi ci sono venuta per prepararmi prima di accompagnare il
gruppo dei pellegrini cubani. Sono arrivata il sabato dopo Pasqua, volevo
andare alla chiesa pensando di trovare informazioni. Sono entrata e ho notato e
letto per prima cosa il messaggio che era esposto, era il messaggio del 25 di
marzo. Non ricordo le parole esatte però ognuna sembrava scritta per me, mi
sembrava di avere Dio al telefono che ti parla.
Volevo scriverlo e ho notato che in chiesa era in corso la Messa italiana: io
non sapevo niente di Gesù vivo, non avevo mai visto l'ostia, non sapevo niente
della spiritualità cristiana. In quel momento la gente riceveva la
comunione.
È successo tutto in un istante:
vedevo le persone che prendevano qualche cosa in bocca, poi si giravano,
venivano a inginocchiarsi e cantavano. Era come se ci fosse una linea
invisibile fra il sacerdote e la gente: la gente veniva a prendere questa cosa,
passava questa linea invisibile e succedeva qualcosa di strabiliante.
In quel momento ho avuto la
grazia particolare di vedere la trasformazione mistica che succede dentro di
noi dopo aver ricevuto il Corpo e Sangue di Gesù!
Io che non sapevo niente di questo! Ho visto la gente passare questa linea e
cambiare! La stessa persona quando ritornava nel banco era piena di luce,
luce che veniva verso di noi, che illuminava tutto il viso, che riempiva la
chiesa!
Allora mi sono accorta del canto: un canto che per me oggi è il simbolo di
tutta la mia testimonianza. Quando dicono in chiesa: ora cantiamo il
canto numero 75, cantano il mio canto! Ma come lo possono chiamare
semplicemente "75", quando con esso ho avuto la grazia?!
È un canto bellissimo che condensa
tutta la fede cristiana: "Tu sei la mia vita, altro io non ho, tu sei la
mia strada la mia verità, nella tua parola io camminerò, finché avrò respiro,
fino a quando tu vorrai, non avrò paura sai, se tu sei con me, io ti prego
resta con me."
Io ero ignorante, in quel momento ho solo ricevuto una grazia speciale, avevo
solo il cuore aperto [piange, applausi in sala].
Ho ricevuto ciò che oggi so chiamarsi "comunione spirituale" e ho
ricevuto Gesù nel mio cuore [piange]. E lui è restato con me. Mi sono sentita
finalmente bene, perché l'avevo trovato, avevo ormai trent'anni, però l'avevo
trovato! Dopo averlo cercato per tutta la vita.
Ero stata atea, pagana e comunista, però io cercavo quell'Uno che quel giorno
ho trovato nella Chiesa. Ho viaggiato per tanti continenti, ho fatto migliaia
di chilometri, ho smosso, si può dire ogni pietra, ho cercato ovunque e ho
lasciato fuori proprio la Chiesa cattolica! Da qui si vede la potenza e astuzia
di Satana.
Mi sono sentita bene e male allo stesso tempo, pensavo a San Paolo gettato giù
da cavallo: ho visto improvvisamente tutta la mia vita, tutti i peccati
commessi, che non erano pochi, e molti mortali. Stavo bene perché capivo di non
essere pazza e ciò che cercavo esisteva. Pace, gioia, amore, tutto ciò esiste
ed ha un nome, un nome molto dolce. Stavo male perché, insieme col sistema,
avevo perseguitato la Chiesa cattolica e i credenti.
Non potevo più uscire di Chiesa, ma nemmeno restarci per la vergogna: volevo
andare via ma non avevo la forza di farlo. Durante il rosario nel
pomeriggio ero come un cane che faceva la ronda intorno alla Chiesa piangendo,
perché vedevo tutto ciò che mi era mancato nella vita. La gente pregava insieme
in tutte le lingue, l'amore era visibile, e io, una miserabile che non sa
neanche un Padre Nostro!
Ho visto tutta la miseria del mio essere, perché con tutto quello che avevo
fatto, non sapevo nemmeno una preghiera! Non sapendo pregare, non sapevo
niente. Mi era chiaro che tutto ciò che avevo fatto fino ad allora non valeva
niente, tutta la strada fatta era niente, in paragone a quei cinquanta metri
che separano la porta della chiesa dall'altare, che tutti potevano fare
liberamente e io no.
Sapevo bene che quei cinquanta metri erano gli ultimi da fare nella mia vita e
che la libertà e l'eternità stavano a pochi passi, ma credevo che sarebbe stato
molto difficile farli: ignoravo che si può essere battezzati anche da adulti ed
essere accolti nella famiglia cattolica.
Ho visto da lontano Ivan: un giovane con una dignità che io avevo perso,
distrutta con i miei peccati, pur avendola sempre desiderata. Ho solo pianto,
non avevo bisogno di vedere il veggente più da vicino, ma dopo, come guida, li
ho incontrati tutti.
Con il mio gruppo sono andata
sul Podbrdo e sul Križevac. A loro non avevo detto di non essere cattolica: era
il mio lavoro, non sapevo come dirglielo. Siamo andati da Vicka ed ero a
disagio, non sapevo come mi avrebbe ricevuto, come spiegarle chi ero. Lei
invece mi ha parlato come se mi conoscesse da sempre, come se fosse la mia più
grande amica e io ho tradotto per il gruppo le varie richieste di preghiere per
questa e quella intenzione. Poi sono entrata in casa sua, lei si è girata e mi
ha detto: "pregherò anche per te". Questo mi ha colpito molto e mi
sono sentita ancora più colpevole.
Sono felice di testimoniare per voi italiani, ma spero per prima cosa di farlo
nel mio paese, in Croazia, e di chiedere: chi è responsabile di questo crimine
fatto al mio popolo dopo la Seconda guerra mondiale? Chi risponderà per tutte
queste generazioni cresciute senza Dio? Chi risponderà per quei milioni di
giovani che si sono persi, per le famiglie distrutte?
Sul Podbrdo ho sperimentato la
presenza della Madonna, che ho sentito come madre, madre perfetta, esattamente
come pensavo, che ama tutti ugualmente, e se io non potevo ritornare in chiesa
per la vergogna, per i pregiudizi, però avevo diritto di stare su quel monte.
Perché lì c'era mia madre e mi diceva: io ti ho chiamata.
Lei ha iniziato a guarire il mio
cuore, mi ha preso per mano e mi ha portato sul Križevac dove ho sentito forte
il contrasto fra i dubbi, gli interrogativi, e il mio cuore che voleva
immediatamente dire sì. Sono discesa e il primo sacerdote incontrato fu P.
Petar.
Avevo bisogno di dire la verità,
perché nel mio gruppo mi lodavano come grande cattolica, grande pellegrina, e
invece ero una miseria totale. Non sapevo come dire che non era vero ciò che
dicevano di me, e ho pianto, ho pianto.
Il giorno dopo il mio gruppo andava a trovare
P. Jozo e le mie colleghe mi avevano avvertita che, quando lui mette la mano su
una persona, immediatamente sa se è battezzata o no, e che aveva già distrutto
tante guide dei pellegrini [risate in sala]. Ne ero così preoccupata, che ho
detto al mio gruppo: P. Jozo non può riceverci!
Ma un'ora prima della partenza
non ce la facevo più a sopportare il rimorso per la bugia: questa gente cubana
veniva da tanto lontano col nome di Gesù sulle labbra, e solo per colpa mia non
poteva vedere P. Jozo!
A un certo punto ho detto: andiamo! Ho
pregato lo Spirito Santo che mi salvasse solo per quella volta e che, dopo,
avrei detto la verità. Siamo arrivati a Tihaljina e P. Jozo, come sempre
affabile, mi ha trattato così amorevolmente che mi sono sentita anche peggio
perché vedevo di non meritare tanto affetto. Penso di aver ricevuto il
battesimo spirituale: mi sentivo morire di gioia e mi pareva di camminare a un
metro da terra, era stupendo!
Non volevo più tornare a
Medjugorje come guida; sola sì, ma non con un gruppo di pellegrini. Non avevo
diritto di tradurre sulla confessione e non conoscerla, non potevo essere guida
di cattolici quando io non ero cattolica. Però la mia agenzia dopo tre giorni
mi mandò di nuovo a Medjugorje! Pensavo: Se P. Jozo mi dice che devo andare
via, andrò via, però se devo stare, che mi aiuti.
Sono entrata nel suo ufficio e
lui, come sempre, ha iniziato con la benedizione. Mi sentivo male e dicevo:
Padre, aspetti che le dico la verità, dopo può darsi che mi butti fuori, ma lui
rideva. Ma come - pensavo - io mi sento morire e questo prete ride, ma dove
sono capitata? Poi si fece serio e mi ascoltò. Io dissi: Padre io non sono
battezzata. Per me questo sembrava la fine del mondo, poi gli dissi che ero
ortodossa e pensavo che con ciò sarebbe finito tutto, per via dei conflitti fra
le due chiese, ma lui rimase tranquillo e allora non sapevo più cosa dire, non
avevo più armi.
Mi disse la parabola del buon seminatore e io, che non sapevo niente della
Bibbia, ero stupita della sua saggezza. Mi fece riflettere che Dio fino ad
allora non aveva fatto che togliere i sassi dal giardino del mio cuore e adesso
il campo era pronto per il seme e i massi enormi delle mie colpe, che non
potevo più portare, erano caduti, non c'erano più!
E così poco a poco, con la Messa ogni giorno, con il rosario, con la croce
datami da Padre Jozo, con la preghiera, tutte le mie domande trovarono
risposta: ora la preghiera è la mia vita, Medjugorje è la mia vita, e Gesù è
il mio salvatore.
Sono stata battezzata il 31 luglio
dell'anno scorso, giorno bellissimo, solo di questo potrei parlare per ore. Ero
felice di essere battezzata all'età di 30 anni, di essere cosciente della
grazia del battesimo; ho visti gli occhi d'amore di Dio che mi ha battezzato, e
non ero sola nella chiesa, con me c'era mia madre. Era venuta a Medjugorje con
me, aveva iniziato a dire il rosario con me. Pensavo che a causa
dell'alcolismo, di una vita distrutta, non avrebbe mai imparato, ma ha imparato
bene, è andata al monte delle apparizioni e lì ha pianto per 5 ore e ha trovato
anche lei la sua mamma; lo scorso anno c'è stata 10 volte e già tre volte
quest'anno.
Mio fratello c'è stato con sua moglie, si è fatto battezzare, si è sposato in
chiesa: la moglie viene da una famiglia cattolica, sono i giovani più belli che
abbia mai visto.
La mia famiglia ha iniziato a convertirsi, pregano insieme. Avevano paura che
andassi subito in convento! Mio nonno dopo essere stato 50 anni nel partito
comunista, ex partigiano, ha voluto subito il libro di Medjugorje e il rosario.
Il capo della polizia dove lavora mia zia, ha chiesto preghiere per sé. Mia
madre, dopo esser stata 15 anni senza vedere mio padre dopo il divorzio, lo ha
incontrato e hanno mangiato insieme! Grandi doni Dio mi ha dato!
Ho visto la Madonna a Medjugorje come la risposta di Dio al mio grido: ha
sentito il grido della mia anima e l'ha mandata nel mio paese a parlare la mia
lingua [piange].
E io ho trovato Dio e conosciuta la sua misericordia. Vivo di questa
misericordia e di questa grazia, perché con quello che ho fatto meriterei di
stare all'inferno, però alla figlia prodiga il Padre ha riservato la festa, l'abito
nuovo, l'anello al dito, l'amore, tutto.
Dopo tutto il male che ho fatto, col suo perdono mi ha dato di ricominciare a
vivere, e la vera dignità di essere umano!
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Citato anche in “Medjugorje – Milano”,
aprile 1990