“Monstra te esse filium”
Dimostra di essere mio
figlio
Rispondo volentieri alla domanda di LRP che ringrazio
subito per aver messo in evidenza una affermazione presente in un messaggio
della Madonna a Mirjana che potrebbe creare difficoltà in qualcuno.
Scrive LRP:
«Mi soffermo su
questo tratto del testo, signor Franco, sono parole molto incisive e spesso nei
messaggi dati a Mirjana ci sono frasi e parole che coincidono perfettamente ad
alcuni tratti della mia vita, anche se dettati in passato i messaggi della
Madonna sono parole che valgono ancora come se parlasse di oggi, di ieri e di
domani, nel senso che è come se vivesse ogni giorno con noi, e Sa perfettamente
quello che accade e che accadrà nel nostro cammino, penso che ogni messaggio
non sia rivolto sempre a tutti, ma come se fosse dato ad alcuni si e altri no,
lo penso perché alcune volte ho avuto la sensazione che stesse parlando proprio
con me, e sarei egoista se pensassi che sono solo io a comportarmi in
determinati modi, e voglio concludere, in questo messaggio quello che non
comprendo è perché ad un certo punto dice:
" PREGO AFFINCHÉ, PER MEZZO SUO, DIVENTIATE FIGLI
DI DIO...."
Mi scusi se mi permetto di farle delle domande, so che
mi perdonerà».
Questo il messaggio per intero da cui è nato
l’interrogativo di LRP:
MESSAGGIO DEL 2 SETTEMBRE 2013 (MIRJANA)
"Cari figli, vi amo tutti quanti, tutti voi, tutti i
miei figli, siete tutti nel mio cuore, tutti voi avete il mio amore materno e
tutti quanti desidero condurvi affinché conosciate la gioia di Dio. Per questo
vi invito: ho bisogno di apostoli umili che, con cuore aperto, accettino la
parola di Dio e aiutino gli altri affinché, con la parola di Dio, comprendano
il senso della loro vita. Per poter far questo, figli miei, dovete, attraverso
la preghiera ed il digiuno, ascoltare col cuore e imparare a sottomettervi.
Dovete imparare a rifiutare, tutto quello che vi allontana dalla parola di Dio
e anelare solo ciò che vi avvicina. Non abbiate paura, io sono qui. Non siete
soli. Prego lo Spirito Santo affinché vi rinnovi, affinché vi fortifichi. Prego
lo Spirito Santo, affinché aiutando gli altri, possiate guarire voi stessi. Prego
affinché, per mezzo Suo, diventiate figli di Dio e miei apostoli. Poi con
grande preoccupazione la Madonna ha detto: Per Gesù, per mio Figlio, amate
coloro che Lui ha chiamato e anelate alla benedizione di quelle mani che solo
Lui ha consacrato. Non permettete che il male regni. Nuovamente vi invito: solo
con i miei pastori il mio cuore trionferà. Non permettete al male che vi separi
dai vostri pastori. Vi ringrazio
Quand’ero piccolo mi
capitava di sentire una storia esemplare, diventata campo di battaglia in molte
prediche, ma che non sento più da molto tempo.
Si racconta che un
peccatore trovandosi nel bisogno, cominciò a implorare la Vergine Maria perché
lo aiutasse. Ma non trovando risposta, un giorno le disse “Monstra te esse
matrem!”, “Mostrati madre”: Dimostra, cioè, che sei mia madre!
Il peccatore si sentì rispondere:
“Monstra te esse filium!”, dimostra, cioè, che sei mio figlio.
Maria ci ha dimostrato
che significa essere Madre quando ci ha generati sotto la Croce di Gesù; quando
ha compiuto fino in fondo la volontà del Padre.
Adesso ripropongo la
domanda di LRP: Che significa “Diventiate figli di Dio”, se lo siamo
già?
In effetti, è la Madonna
stessa che dall’inizio delle apparizioni non fa altro che chiamarci “cari
figli”!
E siamo figli suoi dal
momento che siamo figli di Dio. Anzi, nello stesso messaggio proposto da LRP è
Lei stessa che insiste fin dalle prima parole:
“Cari figli, vi amo
tutti quanti, tutti voi, tutti i miei figli, siete tutti nel mio cuore, tutti
voi avete il mio amore materno e tutti quanti desidero condurvi affinché
conosciate la gioia di Dio”.
Il messaggio è del 2013,
e da parecchi anni ormai si rivolge ai suoi Apostoli, dicendo: “Apostoli
miei”. Quindi quello che vale per “diventiate figli di Dio”, vale
per “diventiate miei Apostoli”.
Tutti i battezzati ci
diciamo e siamo figli di Dio, ma quello siamo lo dobbiamo anche diventare.
Nel momento del battesimo
ci è stato dato un programma che noi dobbiamo svolgere nel corso della vita.
Forse non ricordiamo
quali sono gli effetti del Battesimo: siamo diventati figli di Dio; fratelli di
Gesù Cristo; membra del Corpo di Cristo e quindi della Chiesa; tempio dello
Spirito Santo. Per effetto del battesimo siamo stati unti sacerdoti, re e
profeti: Gesù ci ha partecipato il sacerdozio comune dei fedeli, e siamo
diventati re e profeti con Lui.
Ed è finito tutto lì, come
quando abbiamo preso una laurea e non ci è servito a nulla?
Per tanti sì. Essere
diventati figli di Dio, però, non ci ha tolto il vincolo interiore di esserne
degni, con tutto ciò che questa dignità comporta.
Abbiamo dimenticato che
ci è stata affidata, tramite l’impegno dei genitori e dei padrini, nel segno di
una candela accesa, la luce di Cristo col compito di non farla spegnere?
E abbiamo dimenticato che
ci è stata data una veste bianca e ci è stato detto: “Portala senza macchia,
per la vita eterna”?
Lo sappiamo che questa
dignità si può perdere?
Il Figliol prodigo quando
si è allontanato dal padre si rende conto di aver perso la dignità di figlio, e
a suo padre dice: “Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. (Lc 15,
21).
Ma quando il figlio
ritorna, cosa fa il padre? Gli ridona la veste nuova, gli fa recuperare la
dignità di stare a tavola con lui e gli ridà la dignità di figlio.
E quante volte noi ci
siamo dovuti mettere davanti a un sacerdote per recuperare la dignità di figli
di Dio?
Che ne è stato degli
impegni presi nel battesimo e ribaditi ogni anno nella notte di Pasqua? Che ne
è stata della triplice rinuncia: “Rinuncio a Satana, a tutte le sue opere e a
tutte le sue seduzioni”?
E della triplice adesione
di fede al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo?
Il nome del “cristiano”, diventato
tale per il battesimo e conservato nei registri della chiesa parrocchiale, non
garantisce automaticamente la nostra salvezza. Anzi si rischia di sentirsi dire
alla fine della vita: “Non vi ho mai conosciuti!”:
«Non chiunque mi dice:
"Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la
volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno:
"Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo
nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse
compiuto molti prodigi?". Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho
mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!"» (Mt
7,21-23).
Il figlio di Dio è colui
che fa la volontà di suo Padre. E tutti dobbiamo imparare a farla ogni giorno.
Ecco che significa quel “diventiate
figli di Dio”.
La
lettera agli Ebrei esprime in termini drammatici quello che l’obbedienza alla
volontà del Padre ha operato nella vita di Gesù:
“Nei
giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida
e lacrime a colui che poteva
liberarlo da morte e fu
esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle
cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti
coloro che gli obbediscono”
(Eb 5,7-9).
In quel messaggio, da cui
stiamo prendendo spunto, un po’ prima, quasi riecheggiando il concetto espresso
nella lettera agli Ebrei, la Madonna dice:
“figli miei, dovete,
attraverso la preghiera ed il digiuno, ascoltare col cuore e imparare a
sottomettervi. Dovete imparare a rifiutare, tutto quello che vi allontana dalla
parola di Dio e anelare solo ciò che vi avvicina”.
E come Gesù attraverso la
sua sottomissione alla volontà del Padre divenne “causa di salvezza eterna
per coloro che gli obbediscono”, così gli Apostoli della Regina della Pace,
sottomettendosi e obbedendo alla Parola di Gesù divengono causa di
salvezza eterna per coloro che non conoscono l’Amore di Dio.
Con l’aiuto dello Spirito
Santo possiamo realizzare prima il nostro essere figli di Dio, e poi la nostra
missione di Apostoli della Regina della Pace.
Franco Sofia