PER DIO OGNUNO DI NOI È UN MONDO UNICO
“figli miei, non dimenticate: ognuno di voi dinanzi al
Padre Celeste è un mondo unico!” (Medjugorje 2
maggio 2016, messaggio a Mirjana)
Mi impressionava leggere nei Padri della Chiesa che ogni
Angelo è un universo a sé stante. Sapere poi che secondo qualche Padre della
Chiesa, partendo dalla parabola delle cento pecore, (le 99 pecore al sicuro e
quella smarrita), che gli angeli sono 99 volte il numero di tutti gli uomini di
tutti i tempi, questo è ancora più impressionante.
Ma quando la scienza era piccola, le stelle in cielo era
possibile contarle. Ora che la scienza è cresciuta sappiamo che il numero delle
stelle è incalcolabile.
Dobbiamo crescere nella considerazione del nostro Dio, e
ad ogni scoperta sentirci sempre più piccoli.
Tuttavia, a quanto pare, anche noi come gli angeli, siamo
un universo a sé stante.
Ma conosciamo questo
universo, il “mondo unico”, come lo chiama la Gospa, che siamo ognuno di noi? Cioè
conosciamo noi stessi?
La Gospa ci dà la possibilità di rispondere
a questa domanda.
Partiamo da una premessa che più avanti si
scoprirà come necessaria, e in particolare da questa affermazione che troviamo
nei messaggi affidati a Mirjana:
"Il
Padre Celeste è in ogni uomo, ama ogni uomo e chiama ogni uomo col proprio
nome." (2 novembre 2013).
Qual è questo nome? Non quello che abbiamo
ereditato dall'anagrafe familiare, ma quello che Lui, il Padre, ha scritto nei
Cieli fin dall'eternità quando ci ha tratti dal nulla. Neanche noi sappiamo
qual sia questo nome, perché lo scopriremo quando Lo vedremo faccia a faccia.
Il nome nuovo rappresenta il destino eterno di ogni uomo, ciò a cui fa
riferimento il Signore Gesù:
"Non rallegratevi però perché i demòni si
sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei
cieli", disse Gesù ai suoi discepoli.” (Lc 10,20).
Si tratta del Nome nuovo di cui parla
l’Apocalisse: il “nome nuovo, che nessuno
conosce all'infuori di chi lo riceve.” (Ap 2,17). In realtà questo nome è
conosciuto da chi lo consegna, cioè Dio. Questo è il nome che è scritto nei
cieli?
Sappiamo che il nome coincide con la stessa
essenza della persona. Da qui la conseguenza terrificante per “coloro che non conoscono l’Amore di Dio”,
di perdere se stessi nel caso di “perdizione
eterna”. Siamo fatti a immagine di Dio, e quindi solo in Lui potremo
ritrovare pienamente noi stessi.
È
questa l’esperienza che vissero i tre pastorelli di Fatima durante la prima
apparizione del 13 maggio 1917:
“Fu al pronunciare queste ultime parole («La grazia di Dio ecc.»), che [la Madonna] aperse per la prima volta le mani, comunicandoci una luce così intensa, come un riflesso che da esse usciva, che ci penetrava nel petto e nel più intimo dell'anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella stessa luce, più chiaramente di quanto non ci vediamo nel migliore degli specchi.”(Lucia di Fatima, Memorie, IV Memoria).
In
questa prospettiva ci chiediamo fin dove è possibile anticipare su questa terra
la conoscenza di se stessi. Come cominciare a conoscere questo mondo unico,
questo universo che siamo noi stessi?
In questa vita noi possiamo conoscere noi stessi conoscendo Dio, sulla scia di come i tre pastorelli di Fatima hanno visto se stessi in Dio. Ma il mediatore della conoscenza di Dio in questa terra è Gesù, da qui la ricetta di Maria:
“Per conoscere e amare
voi stessi dovete conoscere mio Figlio, mentre per conoscere ed amare gli altri
dovete vedere in essi mio Figlio.” (2 luglio 2010).
Nel
messaggio del 2 febbraio 2011 la Madonna lascia intendere che alla conoscenza
del vero Dio corrisponde anche la conoscenza di se stessi. Per questo serve la
preghiera, ma la vera, quella che “proviene dalla profondità
del vostro cuore, dalla vostra sofferenza, dalla vostra gioia, dalla vostra
richiesta di perdono dei peccati”:
"Cari figli, vi
radunate intorno a me, cercate la vostra strada, cercate, cercate la Verità, ma
dimenticate la cosa più importante: dimenticate di pregare correttamente. Le
vostre labbra pronunciano parole senza numero, ma il vostro spirito non prova
nulla. Vagando nelle tenebre, immaginate anche Dio stesso secondo il vostro
modo di pensare e non quale è veramente nel Suo Amore. Cari figli, la vera
preghiera proviene dalla profondità del vostro cuore, dalla vostra sofferenza,
dalla vostra gioia, dalla vostra richiesta di perdono dei peccati. Questa
è la via per la conoscenza del vero Dio e con ciò stesso anche di se stessi,
perché siete creati a Sua immagine. La preghiera vi condurrà al compimento del mio desiderio,
della mia missione qui con voi, l’unità nella famiglia di Dio. Vi
ringrazio." (2
febbraio 2011).
Siamo
creati a immagine di Dio, ci ricorda la Madonna. Ma l’immagine scopre se stessa
nella sua piena realtà solo con l’originale, che in questo caso è Dio.
Chi
dunque non conosce l’Amore di Dio, non conosce Dio, e se permane in questa
condizione, alla fine della propria vita rischia di perdere se stesso. Questa è
la tragedia di chi va all’Inferno: perdere Dio, e quindi perdere tutto, anche
se stessi.
E questo
è il rischio tragico che corrono “coloro che non conoscono l’Amore di Dio”.
Vicino a queste riflessioni è Thomas
Merton quando definisce la santità: “Per me essere santo significa essere me
stesso. Quindi il problema della santità e della salvezza è in pratica il
problema di trovare chi sono io e di scoprire il mio vero essere. Alberi e
animali non hanno problemi. Dio li ha fatti quali sono senza consultarli, ed
essi sono perfettamente soddisfatti. Per noi è diverso. Dio ci lascia liberi di
essere ciò che preferiamo. Noi possiamo essere noi stessi, o non esserlo, a
nostro piacere. Siamo liberi di essere reali o illusori. Possiamo essere veri o
falsi, la scelta dipende da noi.”.
(Merton T., Semi di contemplazione, B. Tasso - E. Lante Rospigliosi
(Edd), Ed. Garzanti, 1991, pp. 33-34. Citato in http://www.verginemontecarmelo.org/.).
“La pienezza di gioia che troviamo nelle
creature appartiene alla realtà dell'essere creato, una realtà che viene da Dio
e appartiene a Dio e riflette Dio. L'angoscia che troviamo in esse appartiene
al disordine del nostro desiderio, che cerca nell'oggetto del nostro desiderio
una realtà più grande di quella che esso realmente possegga, una pienezza
maggiore di quanto qualsiasi cosa creata è capace di dare. Invece di adorare
Dio attraverso il Suo creato, noi cerchiamo sempre di adorare noi stessi nelle creature.
Ma adorare il nostro falso io è adorare il nulla. E adorare il nulla è
l'inferno. ( Merton T., Semi di
contemplazione, B. Tasso - E. Lante Rospigliosi (Edd), Ed. Garzanti, 1991, pp.
29-30. Citato in http://www.verginemontecarmelo.org/.).
Franco Sofia
(Estratto
da: Franco Sofia, Medjugorje. Apostoli
della Regina della Pace. Ultima chiamata, ed. Mimep, 2020, Capitolo Ottavo,
Maria maestra dei suoi Apostoli)
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